48) Claparde. Valorizzare le capacit individuali.
In queste pagine Edouard Cleparde (1873-1940) considera il
problema di individuare una nuova organizzazione della scuola che
- a differenza del sistema tradizionale - consenta di rispettare e
di far sviluppare liberamente le diverse attitudini e capacit
individuali. A questo scopo propone l'introduzione nella scuola di
alcuni soluzioni quali: le classi mobili, le sezioni parallele, il
sistema delle opzioni.
. Cleparde, La scuola su misura.
Che fare affinch le attitudini vengano rispettate e valorizzate
per il maggior bene di chi le possiede? Probabilmente non vi
sarebbe nulla da fare in una scuola ideale, dai programmi
intelligenti ove, una maggiore libert essendo lasciata ad ognuno,
il problema del misconoscimento delle attitudini non si
presenterebbe neppure.
Ma, in attesa di essere a quel punto, il problema si pone. E le
soluzioni che si presentano immediatamente alla mente sono ben
quattro, senza contare le combinazioni che si possono fare fra
esse: le classi parallele, le classi mobili, l' aumento del numero
delle sezioni (classiche, moderne, tecniche eccetera) nelle scuole
secondarie, infine il sistema delle opzioni, con un pi largo
margine concesso alle occupazioni individuali di ogni alunno.

1. -Le classi parallele. Quando il numero degli scolari e il
bilancio statale lo permettono, si suddivide ciascuna classe in
una forte per i pi intelligenti ed una debole per quelli che
seguono con maggiore difficolt. Questo  gi molto meglio di
niente. Tali classi si differenziano sia perch il programma
dell'una  ridotto, e vi si pu procedere pi lentamente, sia
perch essendo minore il numero degli alunni e possibile curare
meglio i singoli, sia perch i metodi seguti sono pi intuitivi.
Questo sistema presenta il vantaggio di non essere soltanto una
escogitazione astratta. [...].

2. -Le classi mobili. Si chiama cos il sistema che permette
all'alunno di seguire per le diverse materie lezioni di grado
diverso. Cos uno scolaro forte in aritmetica e debole in latino
seguir l'aritmetica con gli allievi del terzo anno e il latino
con quelli del secondo. Questo sistema (senza dubbio molto
razionale)  impiegato con successo in certe scuole nuove, ma
importa difficolt di applicazione, di orario, di promozione. Vi
si dovrebbe ricorrere, mi pare, soltanto se non si potesse
adottare alcun altro sistema pi semplice.

3. -Le sezioni parallele. Questo regime esiste in parecchi
istituti secondari, specialmente nel nostro ove abbiamo le sezioni
classica. reale, tecnica, pedagogica e, a fianco dell'istituto
stesso, scuole professionali, di arte e mestieri, commerciali
eccetera
Tale variet offre senza dubbio possibilit di scelta di cui potr
beneficiare la cultura delle capacit speciali. Ma si tratta
ancora, pi di indirizzi diversi di studio rivolti a mte
differenti, anzich di vie aperte allo svolgimento delle
attitudini individuali. Nell'interno stesso di ogni sezione,
ritroviamo attitudini varie che non vi incontrano i mezzi di
espansione di cui avrebbero bisogno.
Allora, moltiplicare le sezioni? Ma, prescindendo dalle difficolt
amministrative che ne risulterebbero, ci non risolverebbe il
problema. Da una parte, questa moltiplicazione, per quanto spinta,
non risponderebbe a tutti i desideri individuali; d'altra parte, e
soprattutto, quanto abbiamo detto all'inizio mostra che il
problema delle attitudini va ben oltre quello dei programmi.
L'attitudine, difatti, non  caratterizzata soltanto dalla
preferenza per certe materie di studio, ma anche dal modo di
coltivarle, dalla maniera di lavorare.

4. -Le opzioni. I diversi mezzi ora brevemente esaminati non
soddisfano se non a met il desideratum che il problema delle
attitudini pone alle nostre coscienze di educatori. Come fare
affinch ogni tipo individuale d'intelligenza tragga dalla scuola
il massimo di beneficio che si ha il diritto di pretenderne? Il
problema sembra disperato. La scuola, fatta per la media, potr
mai tener conto dei casi individuali? Non si pu tuttavia avere
una scuola per ciascun fanciullo! Eppure bisogna risolvere questo
problema ch, in definitiva, nelle nostre societ, l'individuo 
tutto. Nello stesso interesse della collettivit, bisogna che
l'individuo sia capace del maggiore rendimento possibile.
Come fare dunque per realizzare ci che avevo chiamato una volta,
in una conferenza alla Societ medica (nel 1901), la scuola su
misura? E, poich pronuncio questa frase, che  stata spesso
citata, vorrei dissipare un malinteso:  stato creduto a volte che
per scuola su misura intendessi una scuola ove si misurerebbero
gli alunni! Vi  appena bisogno di dire che queste parole
significano solamente una scuola adatta alla mentalit dei
singoli, una scuola che sia cos ben rispondente alle forme delle
intelligenze come un vestito o una calzatura a quelle del corpo o
del piede. [...].
Ebbene, poich non si pu avere una scuola per ciascun fanciullo,
o per ciascun tipo di intelligenza, il sistema che risponder al
massimo ai desiderata della scuola su misura sar quello che
permetter ad ogni alunno di raggruppare il pi liberamente
possibile gli elementi favorevoli allo sviluppo delle sue
attitudini particolari. Questo sistema  quello delle opzioni. In
questi ultimi tempi si  cominciato ad auspicarlo da pi parti. E
mi sembra il regime dell'avvenire.
Ecco, in poche parole come vedo la cosa, specialmente per le
classi superiori degli istituti secondari: in primo luogo,
diminuire notevolmente il numero delle ore settimanali
obbligatorie di lezione, il che lascer un margine per le diverse
combinazioni che si intendono effettuare. Diciamo venti ore per
settimana. E' la dose ammessa per i licei francesi e mi sembra sia
del tutto sufficiente. La met circa di queste ore di lezione
dovrebbero essere comuni a tutti gli alunni. Esse sarebbero
dedicate allo svolgimento del programma minimo, degli elementi o
dei fondamenti di ciascuna disciplina. Le altre dieci ore che ogni
scolaro sarebbe obbligato a seguire, ognuno potrebbe sceglierle e
combinarle liberamente fra quelle contenute nell'orario generale
(come avviene nelle universit). Queste lezioni liberamente scelte
sarebbero complementi dei corsi generali, o studi speciali o anche
lezioni di esercitazione nelle quali verrebbero approfonditi certi
insegnamenti. Non  il caso che entri qui in particolari: basta
attirare sul principio del sistema l'attenzione dei competenti.
Verr sollevata contro questo progetto l'obbiezione di trascurare
la cultura generale? La cultura generale! Ecco un altro problema
interessante e alquanto confuso, che meriterebbe di essere
trattato a parte. Non posso occuparmene questa sera. Osserviamo
che si intende questa espressione, cultura generale, in due sensi
un po' diversi: per gli uni la cultura generale  il minimo di
conoscenze che deve possedere un uomo colto, minimo necessario
perch egli non si senta troppo disorientato quando gli capiti di
uscire dalla sua specialit. Per gli altri, la cultura generale 
una cultura che si rivolge a tutte le attivit dello spirito, cos
alle funzioni di riflessione e di critica come all'immaginazione,
alla lingua, ai sentimenti estetici, eccetera Sarebbe meglio dire,
in questo caso, cultura intellettuale.
Ora, il sistema delle opzioni non urta contro nessuna di queste
due concezioni della cultura generale. Il programma minimo
previsto assicura l'acquisizione di quelle conoscenze comuni che
devono costituire una specie di legame spirituale fra gli uomini
dello stesso ambiente e della stessa generazione. (Si potrebbe del
resto discutere sul problema di sapere se, di fatto, proprio le
cognizioni scolastiche formano l'essenziale di quel patrimonio
comune, se quel legame spirituale non dipende invece piuttosto
dalle cognizioni non scolastiche ma acquisite via via mediante la
lettura di giornali e libri, il teatro, le conversazioni, eccetera
Ma lasciamo l'argomento, per ora).
Lo sviluppo delle attitudini speciali non nuoce neppure alla
cultura intellettuale. Ch l'intelligenza, vale a dire la capacit
di risolvere problemi nuovi, di immaginare ipotesi, di
verificarle, l'intelligenza  sempre la stessa alla base di tutte
le operazioni della mente. Occorre altrettanta intelligenza per
tradurre un testo latino quanta per risolvere un problema di
geometria. Variano solamente i materiali su e con i quali questa
intelligenza lavora. Ma il congegno stesso dell'intelligenza 
identico nei due casi.
Si crede spesso, ed importa dissipare tale pregiudizio che 
ancora radicato in molte menti acute, che certe materie abbiano
una propria virt come fattori di sviluppo di determinate facolt
mentali: cos le matematiche svilupperebbero il ragionamento, la
composizione francese l'immaginazione, le scienze naturali
l'osservazione, eccetera Ma l'osservazione, l'immaginazione, il
ragionamento intervengono ovunque. Non occorre forse un grande
rigore per concatenare senza contraddizioni le peripezie di un
romanzo o di un dramma, e l'immaginazione non ha una funzione di
primo piano nelle matematiche?.
La verit  che i diversi individui non sono ugualmente atti a
dispiegare la loro intelligenza in questi diversi campi.
L'intelligenza, che  la stessa nella sua struttura profonda, un
individuo non potr applicarla se non a problemi letterari, un
altro a problemi filologici, un terzo a problemi d'algebra.
Perch? Non sappiamo; il fatto  innegabile, e questo soprattutto
importa, per noi stasera. Ciascuna delle diverse discipline
costituisce come un ambiente favorevole alla messa in moto dei
processi intellettuali. Domandate ad un Enrico Poincar di
scrivere un romanzo d'avventure: tutt'a un tratto, le sue capacit
pi brillanti si troveranno come paralizzate; domandate ad uno
Zola di mettere la sua perseveranza instancabile al servizio di
uno problema di trigonometria, il fallimento sar certo. E' come
se si domandasse a degli esseri di muoversi in un ambiente per il
quale non sono fatti. Le attitudini si presentano qui come organi
adatti a un particolare ambiente. Un pesce non pu navigare sulla
terra non pi di quanto un coniglio possa correre nell'acqua. E
tuttavia la funzione del nuoto e della corsa  la stessa in
entrambi i casi: la locomozione. Ma sono necessarie attitudini
speciali per compierla, a seconda dall'ambiente.
Anche i nostri ragazzi non possono dispiegare la loro intelligenza
se non in un ambiente che ne favorisca la messa in opera. Vediamo
dunque che un sistema, quale quello delle opzioni, che rispetti le
attitudini e ne stimoli le virtualit, ben lungi dal nuocere alla
cultura intellettuale, se ne rivela all'opposto la condizione
necessaria.
Creiamo il pi rapidamente possibile questo ambiente favorevole,
che permetter ad ognuno di dare il massimo e di espandere la sua
personalit.
E non dimentichiamo che lavorando per l'individuo, svolgendo le
sue capacit, la sua originalit, mettendo in valore le sue forze
e le sue ricchezze latenti, lavoriamo anche, e forse soprattutto,
per la societ.
R. Fornaca-R. S. Di Pol, Dalla certezza alla complessit. La
psicologia scientifica del Novecento,
Principato,  Milano, 1993, pagine 122-126.
